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Progetto di ricerca prof.ssa Marina Marini

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A.I.S.A., in collaborazione con la sezione A.I.S.A. Emilia Romagna, ha deliberato di finanziare, per l'anno 2010, il progetto di ricerca proposto dalla prof.ssa Marina Marini Professore Associato di Biologia e Genetica presso l'Università di Bologna "Alma Mater Studiorum", Dipartimento di Istologia, Embriologia e Biologia Applicata - Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Questo progetto si propone di verificare gli effetti di una sostanza antiossidante di origine naturale, il tocotrienolo, disponibile come supplemento alimentare che non è un vero farmaco (si potrebbe definire una forma "potenziata" di vitamina E).

Questo progetto costituisce la seconda fase di una sperimentazione avviata in precedenza con risultati incoraggianti ed è già iniziato su cinque pazienti che sono attualmente in terapia.

Il tocotrienolo verrà somministrato per un tempo più breve di quello dello studio pilota ma tuttavia sufficiente, secondo l'équipe impegnata nella sperimentazione, per vedere degli effetti biologici (non terapeutici) nel sangue dei pazienti.

Il progetto vede anche la collaborazione di più centri di ricerca che operano nell'ambito di analoghi studi (non da noi finanziati) che condividono il comune obiettivo di sconfiggere l'atassia.

Nell'ambito di questa collaborazione scientifica, i prelievi basali (pre-trattamento) sono stati effettuati all'Ospedale Maggiore (dott.ssa Pini), mentre la struttura della prof.ssa Marini ha provveduto a separare globuli bianchi, globuli rossi e plasma e ad estrarre dai globuli bianchi dei soggetti sia RNA sia DNA.

I globuli rossi e il plasma sono stati distribuiti per ulteriori analisi a tre diversi laboratori (il laboratorio del CNR-ISOF di Bologna, il laboratorio del prof. Manfredini di Ferrara e il laboratorio della prof.ssa Modesti di Firenze); tali analisi sono ancora in corso e hanno lo scopo di verificare alcuni parametri che evidenziano lo stato dello stress ossidativo prima e dopo il trattamento.

Riportiamo, di seguito, la presentazione del progetto, gentilmente fornitaci dalla prof.ssa Marini.

Presupposti del progetto

Si è recentemente concluso uno studio preliminare che ha valutato l'utilizzo di una sostanza antiossidante di origine naturale (il tocotrienolo) in un gruppo di persone affette da Atassia di Friedreich (coordinatore del gruppo di studio Prof. Manfredini, farmacologo dell'Università di Ferrara).

I risultati relativi ad un anno di trattamento con tocotrienolo su sei pazienti (cinque dei quali sono stati monitorati con un approccio integrato di tecniche di risonanza magnetica convenzionale ed avanzata), sono incoraggianti. In tutti i pazienti è stato dimostrato un significativo aumento delle difese antiossidanti plasmatiche; inoltre, è stato osservato un positivo effetto sull'interessamento miocardico, analogamente a quanto riportato in altri studi con antiossidanti. Infine, è stata rilevata una tendenza alla stabilizzazione e/o al miglioramento dei marcatori metabolici sia cerebrali che muscolari. Il tocotrienolo, per le sue proprietà altamente antiossidanti e neuroprotettive, costituisce quindi una promettente prospettiva terapeutica per la FRDA, nella cui patogenesi il danno ossidativo riveste un ruolo centrale.

Questa prima esperienza pilota può rappresentare la base per la realizzazione di uno studio longitudinale condotto su un campione di pazienti FRDA di dimensioni maggiori, e per un periodo di valutazione di durata maggiore, tenendo conto delle conoscenze ad oggi acquisite sulla storia naturale del processo neurodegenerativo.

Obiettivi della nuova sperimentazione

Per capire e approfondire meglio il meccanismo d'azione del tocotrienolo, intendiamo verificare se tale sostanza possa determinare, sia in vivo su 5 pazienti, sia in vitro su cellule in coltura, un aumento di produzione della Fratassina, la proteina che risulta deficitaria nella FRDA. Per uno studio di questo tipo è necessario un budget di 5.000 euro per le spese relative ai reagenti e altro materiale di laboratorio. I dati preliminari che emergeranno da tali prime valutazioni permetteranno di strutturare in maniera più corretta e scientificamente robusta lo studio successivo, che coinvolgerà, per quanto ci riguarda, ulteriori approfondimenti a livello molecolare.

Lo studio che si intende compiere nel laboratorio di Biologia Cellulare e Molecolare del Dipartimento di Istologia, Embriologia e Biologia Applicata è costituitoda due parti distinte. La prima riguarda la valutazione dell'espressione genica della Fratassina nei leucociti dei pazienti. Lo studio sarà effettuato tramite la tecnica della PCR "Real Time", che valuta l'abbondanza di mRNA e si avvarrà di uno strumento di ultima generazione, appena acquisito grazie alla Fondazione Banca del Monte. In breve, si valuterà quanto messaggero viene espresso dai leucociti, ricavati da un semplice prelievo di sangue, di 5-7 pazienti non in terapia e dopo 1 mese di terapia con tocotrienolo. Il dato sarà valutato anche per confronto con quello di soggetti sani. Il razionale di questo studio sta nel fatto che, in una patologia ad eziologia simile, la disautonomia famigliare, il trattamento con tocotrienolo ha parzialmente "sbloccato" il DNA dei pazienti, e, quindi, la sua capacità di codificare per le proteine mancanti. Vogliamo quindi verificare se il farmaco, oltre a contrapporsi agli effetti negativi della mancanza di Fratassina, che sono in gran parte riconducibili allo stress ossidativo, sia anche in un certo senso "curativo", ossia consenta lo "sblocco", magari parziale, della trascrizione genica.

La seconda parte della ricerca sarà portata avanti in vitro, ossia su colture cellulari. Nel corso di un intervento chirurgico è stato asportato un frustolo di tessuto muscolare di una giovane paziente FRDA; tale minuscolo frammento, a suo tempo congelato, verrà scongelato e sarà messo in coltura, per ottenere un numero sufficiente di cellule su cui saggiare l'effetto di concentrazioni diverse di tocotrienolo. Anche in tali cellule intendiamo verificare l'effetto del farmaco sull'espressione genica della Fratassina, ma anche cercare di comprendere i meccanismi d'azione a livello molecolare.

 
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